Gli studiosi attribuiscono le Otto virtù in una frase dell’imperatore saggio Guan nel libro dell’illuminazione: “È attraverso pietà filiale, armonia, dedizione, affidabilità, fratellanza tra fratelli, spirito di sacrificio, onore e senso di vergogna che diventiamo pienamente umani”.
La Pietà Filiale – Riverenza e prendersi cura dei genitori, insegnanti e anziani
Fraternità – vivere armoniosamente e rispettosamente tra fratelli e sorelle, rispettare gli altri
Lealtà / dedizione – Fiducia e impegno
Fede / Fiducia – sincerità, onestà, mantenere le proprie promesse / essere di parola
Educazione / appropriatezza – essere cortesi, gentili, decorosi e di buone maniere
Spirito di sacrificio / essere virtuosi – coraggio di fare cosa è giusto, purificare il cuore e lo scopo, essere altruisti
Essere onorevoli – integrità, essere incorruttibili, prendere solo ciò che si merita o che si è guadagnato
Senso di vergogna – essere coscienziosi, realizzare le azioni vergognose ed evitarle
La pratica delle virtù è parte integrante dell’addestramento confuciano. Altri insegnamenti della cultura cinese forniscono una guida simile su come condurre noi stessi. Il Taoismo parla delle Cinque Bellezze [del carattere umano]: gentilezza; Condotta corretta; correttezza; Saggezza, affidabilità. Il Buddismo stabilisce i Cinque precetti: “non uccidere, non rubare; non commettere adulterio; non dire bugie; non intossicare il corpo (alcool e tabacco)”. Tutte servono a uno scopo simile, che ci aiuta a domare il cuore e superare la nostra natura mondana, e tutti sono percorsi verso l’illuminazione.
“Il Maestro dice: è buono abitare là dove regna l’umanità. Colui che sceglie di soggiornare dove essa difetta, manca di saggezza!” (Confucio)
[…] Per intendersi con gli altri non è necessario scomparire e cancellarci, basta affermare la nostra particolarità e la nostra unicità, così come accettare quelle degli altri. Si confronta la propria realtà con quella di ognuno senza pregiudizi, perché fecondità e dinamismo delle relazioni nascono dalle differenze e non dalle similarità. Intendersi con gli altri e accettarli per quel che sono è difficile, ma ad Eufemia s’impara bene: ci vogliono pazienza e capacità d’ascolto. Abbandoniamo, dunque, le nostre torri d’avorio e buttiamoci nell’umanità. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a fare il primo passo. Non si deve solo attendere gli inviti ma anche farli! Manifestiamo il nostro desiderio di partecipazione alla comunità umana, non solo nella nostra vita privata ma anche sul lavoro. Eccola la filosofia che informa, nel I Ching, l’esagramma n° 13 ! La compagnia fra uomini.
I Dialoghi (Lun Yü) scritti tra il V e il III secolo A.C. (ma la redazione attuale è del II secolo d.C.) sono tutt’oggi opera che grandemente influenza la cultura cinese e dell’Asia orientale. Questa prima traduzione italiana, corredata di ampia introduzione e di note che rendono comprensibili le parti del testo che oggi risulterebbero più oscure al lettore occidentale contemporaneo, è opera di Alberto Castellani (1884-1932) sinologo tra i più importanti a livello europeo…
«Dai protezione agli stranieri. Accompagnali quando vanno via, vai loro incontro quando arrivano, lodane i buoni, abbi compassione degli ignoranti: questo attira gli stranieri » (Confucio).