Esagramma 10>49 – Sulla coda della tigre

I Ching

Esagramma 10

Il Procedere

Durante una consultazione di gruppo abbiamo discusso ed interpretato insieme la risposta dell’I Ching alla domanda di una partecipante preoccupata per gli sviluppi della sua situazione lavorativa e seguito di importanti cambiamenti in corso nella struttura e nell’organizzazione dell’azienda e dell’ufficio.
La persona, che non aveva alcuna esperienza di consultazione del Libro dei Mutamenti, è rimasta molto colpita dalla attinenza della risposta nel descrivere in profondità la sua situazione lavorativa ed il suo atteggiamento nei confronti del lavoro e, più in generale, della vita.
L’esagramma calcolato è stato il numero 10 “Il Procedere”, con un 9 al secondo posto, un 6 al terzo ed un 9 al sesto.

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L’esagramma risultante è quindi il numero 49 “La Muta”.

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Riporto qui di seguito la sentenza de “Il Procedere”:
Procedere sulla coda della tigre.
Essa non morde l’uomo.
Riuscita.

La lettura complessiva della risposta, con ben 3 linee mutanti, è molto articolata per cui abbiamo discusso a fondo la situazione attuale ed il suo processo di sviluppo così come viene delineato dall’I Ching confrontandolo con gli elementi specifici di dettaglio riportati dalla persona che aveva posto la domanda.
Il quadro che si prospetta è, molto sinteticamente, quello di una situazione di cambiamento importante, il cui esito finale sarà nel lungo periodo positivo per la richiedente, ma nella quale ci si muove sul filo del rasoio con esiti alterni e momenti di difficoltà. Il pericolo è sempre vicino: occorrono attenzione, determinazione e cura nei dettagli, ma, soprattutto, la capacità di saper aspettare che le cose maturino secondo i loro tempi senza forzature.

Valter Vico
333.26.90.739, valter.vico@gmail.com
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2 pensieri riguardo “Esagramma 10>49 – Sulla coda della tigre

  1. Tiziano Mattei ha scritto

    Dunque…
    Mi sono divertito un po’ ad analizzare la situazione descritta dal responso 10-49, ed ecco cos’è venuto fuori.
    Preciso che non c’ero all’incontro e che non so nulla della consultante, né di quello che è emerso nella discussione collettiva, che senza dubbio avrà portato alla luce aspetti più pertinenti per l’interessata. Quello che segue è un quadro un po’ teorico, cioè l’opposto di ciò che è ideale quando si tratta del caso concreto di una persona. Mi scuso per la prolissità e per i tecnicismi, imparerò col tempo e l’esperienza a farne a meno.

    Ogni consultazione delinea una scena.
    Qui lo scenario è quello di una rivoluzione (49). Non avrei dubbi sul fatto che questo descriva gli “importanti cambiamenti in corso nella struttura e nell’organizzazione dell’azienda” di cui parla la consultante; è proprio la situazione tipica del 49: abbandono di una forma di governo non più adatta, avvicendamento al potere o comunque riorganizzazione della struttura gerarchica, con particolare attenzione al “momento giusto”, quello cioè in cui tutto è ben predisposto e il sovvertimento avviene naturalmente, come una cosa necessaria, e proprio per questo riesce. In primo piano nella scena si vede invece una persona che cammina e, più o meno inavvertitamente, posa il piede sulla coda di una tigre (10). La tigre, caratterizzata da uno sguardo penetrante e da un passo felpato e sicuro, rappresenta qualcosa (o qualcuno) di molto potente, che va avvicinato con estrema cautela. Coincidenza: la tigre appare anche al quinto tratto del 49, dove si dice che una “persona grande” può davvero compiere una rivoluzione come una tigre; l’accostamento è significativo (tanto più che l’animale appare soltanto un’altra volta nell’Yi Jing, all’esagramma 27 “Nutrimento”) e mi fa supporre con una certa sicurezza che la tigre con cui la consultante ha a che fare sia proprio l’artefice dei cambiamenti sul posto di lavoro, una persona di potere dotata di grande perspicacia e che sa agire con intelligenza e risolutezza; c’è buona probabilità che i cambiamenti in corso siano nel complesso ben fatti, nel senso che sono in grado di portare un grande beneficio all’azienda. Certo, questo è il punto di vista della “tigre”… la consultante invece si trova in una posizione piuttosto scomoda.
    Paragonato alla tigre, chi gli si avvicina si trova in netta inferiorità: quanto alla vista, è come se fosse cieco da un occhio, quanto alla capacità di azione e movimento è come se fosse azzoppato da una gamba. Eppure è difficile a volte accorgersi (o ammettere) di essere “guerci” e “sciancati”, specie quando si è insoddisfatti della propria posizione e si è tentati da un posto di maggior prestigio: tutto sommato non si è né ciechi né paralitici, ed è proprio questo che trae in inganno. Ci si sente come un guerriero che per la sua bravura nelle armi crede di avere i requisiti giusti per diventare principe, ed ecco che si fa il passo sbagliato pestando la coda alla tigre; risultato, se ne esce azzannati e la strada davanti a noi si chiude. Questo è in pratica quello che racconta la terza linea, punto focale dell’esagramma (è l’unico tratto yin), che essendo mutante nella consultazione afferma che il rischio è in questo caso reale, cioè o si è già manifestato o è molto probabile che si presenti. È anche la chiave di lettura di tutta la consultazione perché le altre due linee mutanti sono entrambe in relazione con esso (la seconda per vicinanza, la sesta per corrispondenza). Per fortuna il pericolo rappresentato dalla terza linea non è l’unica cosa ad essere effettiva: le altre due linee evidenziate dal lancio indicano l’una che dopotutto si è capaci di vedere, se solo ci si decide a guardare nel modo giusto, l’altra che le possibilità di convivere con la tigre ci sono.
    La sesta linea si potrebbe riassumere con il nostro detto: “non c’è peggior orbo di chi non vuol vedere”. Nella condizione in cui si trova, la consultante non possiede il tipo di perspicacia che può permetterle di sfidare la tigre (per capirci, l’intelligenza pratica in fatto di gestione degli affari), però ha una vista molto acuta quando si tratta di analizzare se stessa e il proprio percorso. A questo punto, è solo questione di volontà e onestà personale: osservando il cammino passato e presente senza mentire a se stessa sarà in grado di capire quali sono le prospettive possibili, di evitare errori già compiuti o di tornare a uno stato di cose che funzionava e che per qualche motivo ha abbandonato. Questo è un atteggiamento vincente che permette di ripartire, o meglio di far ripartire la propria crescita spianandole la strada. Ed è proprio di una strada in pianura che parla il testo della seconda linea, che illustra la posizione ottimale da tenere in un contesto di questo tipo: quella di chi sa restare al proprio posto, quello consono alle proprie capacità e alle proprie attitudini, pensando a quello che è veramente “desiderabile” per sé e non ai falsi desideri che sono le pretese impossibili. In questa situazione è meglio non cercare il coinvolgimento con altri, perché si incapperebbe troppo facilmente nella tigre; in questo senso leggo il consiglio di rimanere “appartato”: concentrarsi su di sé, non esporsi, preferire una tranquilla posizione di servizio, che con il tempo e la pazienza darà sicuramente più soddisfazioni. A reggere le fila del senso di queste tre linee c’è una considerazione molto importante: la terza linea ha occupato una zona dove è richiesto un gran coinvolgimento nell’azione e una buona solidità, ma non ha le capacità per occuparla e ha le circostanze contro, dunque si dimostrerà debole e rimarrà inerte; la seconda invece sceglie di non esporsi ed ha tutte le qualità per occuparsi bene degli incarichi che le saranno assegnati, quindi si dimostrerà forte e avrà la possibilità di agire e progredire, qui a maggior ragione perché “illuminata” dalla chiaroveggenza della sesta. Questo per sottolineare il fatto che non è un ruolo passivo quello che è consigliato, anzi l’atteggiamento flessibile e modesto è quello che permetterà di esprimersi al meglio e di trovare la strada giusta per sé.

    Ci sono ancora tanti elementi che andrebbero approfonditi in questa lettura, comunque tutti vanno nelle direzioni che sono già state esposte. Li cito comunque brevemente, come spunti di riflessione.
    Il primo riguarda l’importanza del “rito” in questo tipo di circostanze. Ricordiamoci sempre che le gerarchie sono ruoli che esistono per motivi fondati e che saperle rispettare è ciò che permette al meccanismo di funzionare e a noi di inserirci in esso con il massimo comfort. Rispettare un superiore significa capire che il suo è semplicemente un altro compito che lui è chiamato a svolgere per le sue abilità non maggiori ma diverse dalle nostre e che lui stesso è tenuto al rispetto delle regole e risponde in prima persona dei propri errori. “Camminare” e “rito” sono concetti strettamente legati per i cinesi (pensiamo alla parola italiana “condotta” per qualcosa di simile), e le due parole compaiono insieme nell’Immagine dell’esagramma 34, altra situazione dove si tratta di gestire una forza potente.
    Nella stessa direzione va il consiglio dell’Immagine dell’esagramma 10: imparare a “distinguere l’alto e il basso” e “delimitare le aspirazioni” sono frasi che acquistano un senso preciso alla luce di quanto detto sopra. L’aspirazione di ciascuno dev’essere quella di trovare il proprio sé autentico, non di bloccarsi su falsi obiettivi che vanno contro la propria natura.
    Allo stesso modo, la Decima Ala dello stesso consiglia di “non fissarsi”, verbo che ha più significati in cinese. Da un lato, non immobilizzarsi, cioè restare comunque attivo, o meglio trovare il modo e il posto giusto per poterlo essere effettivamente. Dall’altro, non voler decidere, cioè non pretendere di comandare quando non ci sono le possibilità, o non voler andare contro le regole quando non si è nella condizione di cambiarle.
    Un altro collegamento forte è quello con l’esagramma 54 “Maritare la figlia minore”, dove compaiono gli stessi personaggi del “guercio” e dello “sciancato”, nonché la “persona appartata”. In sintesi, entrambe le situazioni sono caratterizzate da una percezione e una fluidità di azione non adeguate al contesto, quindi si è impotenti (qui nei confronti di una persona o comunque di un potere, là rispetto a un fatto improvviso o straordinario); in entrambi i casi la cautela e la prudenza estreme sono consigliate, a tal punto da rendere preferibile l’isolamento a un coinvolgimento che sarebbe azzardato. Inoltre, in entrambi i casi può trattarsi di aspetti istintivi e pulsionali che si tratta di saper gestire.

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