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Quando il vecchio Chang-Yong era sul punto di morte, Lao-Tzu si avvicinò al suo capezzale:
“Non hai nulla da rivelarmi?”
Aprendo la bocca, il moribondo chiese:“Ho ancora la lingua?”
Lao-Tzu assentì.
“E i denti?”
“Li hai persi tutti.”
Chang-Yong chiese ancora: “Comprendi che cosa significa?”
“Forse”, rispose Lao-Tzu, “mi vuoi dire che i forti periscono ed i deboli sopravvivono?”
“Esatto,” disse il maestro “e con questo abbiamo esaurito tutto quello che c’è da dire sul mondo e le sue creature.” E morì.
(Hsi-Kang, citato da Ottavio Paz in “Chuang-Tzu, vita dell’uomo che diventò perfetto”, Oscar Mondadori)

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Yi Jing: corrispondenze e metafore (video di Paolo Raccagni)

30-1 illusioni-ottiche 9

Da cosa dipendiamo a livello materiale, psicologico e spirituale? Cosa dipende invece da noi? Da chi o da cosa non sappiamo staccarci e perché? 

Da dove nasce la nostra sofferenza? Sappiamo comprendere ed accettare che nulla è destinato a durare in eterno?

Da dove prendiamo la nostra energia? Come la bruciamo? 

Siamo in grado di fare chiarezza in noi stessi e poi di illuminare con intelligenza anche gli altri?

30

Queste sono alcune delle tematiche sviluppate dall’Esagramma numero 30L’Aderente 離 Li che nel Libro dei Mutamenti rappresenta l’Elemento Fuoco.

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Fabrizio Bonanomi

Il Cielo si distingue dalla Terra e si delineano le “regole” dello yin-yang, le regole della mutua convivenza nella diversità

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JOSEPH NEEDHAM

Leibniz

La nostra comune aritmetica ha per base 10, e l’aggiunta di uno zero all’ultima posizione intera moltiplica il numero per 10. Ma quest’uso è puramente arbitrario.

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Le origini della teoria Yin-Yang e dei Trigrammi dell’I Ching nel racconto vibrante ed appassionato di George Ohsawa

Lo scopo di questa esposizione è quello di riconoscere lo spirito particolare dei popoli orientali alle origini e nel loro sviluppo da un’angolazione puramente filosofica, psicologica e scientifica.

Fu Xi

Uno dei popoli nomadi primitivi che si spostavano su tutto il continente asiatico, si fissò in un’epoca sconosciuta sull’altopiano della Cina centrale. Quest’altopiano, spoglio, deserto, ondulato da colline a da creste rocciose, è vasto a perdita d’occhio e si confonde all’orizzonte con il cielo.
Qua e là sono sparpagliati dei gruppi di capanne. Il sole sta tramontando in lontananza sugli altipiani più alti. Un uomo esce da una delle capanne dell’agglomerato centrale. Si chiama Fu Xi, è il capo dei popoli dell’altopiano. La sua taglia è massiccia, solida, gigantesca come quella di una statua scolpita con pochi colpi semplici e vigorosi di uno scalpello dalla meravigliosa esattezza; i lunghi capelli gli cadono sulle spalle, la lunga barba è nerissima, il naso ben rilevato, gli occhi grandi, brillanti, penetranti. Cammina a grandi passi, sicuri ed elastici, energico come un giovanotto. Raggiunge la terrazza che domina tutto l’altopiano, da qui la vista spazia fino ai campi più lontani. Il vento ha smesso di soffiare e sui campi di mais si alza una grande nuvola gialla.
Il capo contempla il cielo, dove sono già apparse le stelle. E’ una sua abitudine ormai da parecchie decine di anni. Cade la notte… Egli ha almeno ottant’anni. In giovinezza era stato il guerriero più vigoroso, il lavoratore più instancabile. Aveva lottato contro innumerevoli difficoltà: guerre esterne, lotte interne, carestie, grandi freddi, e molte altre, ma era riuscito a sormontarle tutte alla testa dei suoi popoli.
La sua buona memoria e la sua intelligenza gli avevano permesso di dirigere l’agricoltura, l’allevamento e le altre industrie primitive dei suoi popoli; conosceva tutti i loro bisogni. E tutti gli obbedivano spontaneamente di buon grado e rispettandolo. Quando, più tardi, era diventato il capo tutti furono felici sotto il suo regno […]. Fondò l’astronomia, sintetizzò tutte le conoscenze ereditarie accumulate dalle generazioni precedenti. Con lui e sotto la sua direzione lavoravano un gran numero di collaboratori e di assistenti che si occupavano di ricerche filosofiche e scientifiche.
Le ricerche erano rivolte ad individuare per prima cosa le cause di ogni fenomeno, ed in seguito venivano dirette verso la causa prima di tutti i fenomeni; questa causa prima fu ricercata a tutti i livelli per anni ed anni. Fu un periodo di analisi, critiche ed esami minuziosi di tutte le conseguenze ottenute. I metodi impiegati si servivano di una sperimentazione primitiva, ma fu accuratamente verificata, deducendone, alla fine, la causa fondamentale; le cause diverse, così ottenute, erano raggruppate per proseguire fino in fondo l’induzione. Quegli studiosi proseguivano la ricerca mediante l’intuizione della causa essenziale; mentre d’altro canto, con la meditazione orientale, s’ingegnavano a trovare una sintesi universale. In tal modo il capo, un giorno, poté giungere alla scoperta della causa ultima, unica e semplice.
Per prima causa fu considerato l’alternarsi di luce ed oscurità. L’una era benefattrice dell’umanità, l’altra era sua nemica. Questo va e vieni universale (origine di ogni vibrazione) che ci fa lavorare e poi riposare, che fa nascere le foglie in primavera e poi le fa cadere in inverno era proprio il fenomeno naturale da approfondire. Non appena il giorno muore non tarda a cadere la notte. Prima che la notte scompaia, il nuovo giorno sta già per spuntare. Il giorno è dunque l’inizio della notte. Perciò nulla è finito, ma tutte le cose sono in evoluzione continua, dipendenti e collegate le une con le altre. La nascita è già il germe della morte. Per essi l’esteriorità fisica e l’interiorità spirituale dell’esistenza non erano nient’altro che un esempio di questa universale opposizione-oscillazione.
Salendo sulle montagne si può trovare ciò che distingue la pianura; lo stesso avviene con il mare e la terra; gli animali ed i vegetali; i fenomeni organici e quelli inorganici; il fuoco e l’acqua; il caldo e il freddo; ecc. … Questo capo filosofo distinse in due categorie tutti questi innumerevoli fatti opposti l’uno all’altro. Nella prima categoria si ritrovano le seguenti proprietà relative: luminosità, solidità, elasticità, resistenza, compressione, caldo, pesantezza. Nella seconda: oscurità, flessibilità, dolcezza, acquosità, fragilità, espansione, freddo… Ben presto su portato, sempre grazie all’intuizione, a tradurre queste qualità nelle attività fisiche che le generavano e che sono molto meno numerose; e cioè contrazione, pesantezza, forza centripeta, da un lato; dilatazione, ascensione, forza centrifuga, dall’altro. Chiamò le prime attività “Yang” e le seconde “Yin”. Ma la sua contemplazione non si fermò qui.
Riprendiamo la nostra ricostruzione. Quando il capo uscì dalla sua capanna per dirigersi sul pianoro più elevato, era immerso nella più profonda concentrazione. Verso mezzanotte, due o tre uomini di taglia robusta apparvero accanto a lui sul pianoro; portavano delle enormi fascine. Erano i suoi collaboratori, venuti per fare del fuoco per il loro maestro. Il fuoco brillò ed illuminò il capo filosofo ed i suoi discepoli fedeli. Il maestro adorò la fiamma e poi tutti si sedettero intorno al fuoco. Nessuno parlava, continuavano la loro contemplazione guardando la fiamma. La notte era profonda… il chiarore lunare illuminava tutto l’altopiano d’una luce bluastra. Il capo guardava il fuoco attentamente come se vi leggesse qualcosa. Ad un tratto, con un cenno del capo, disse: “Yang attira Yin, Yin attira Yang”. Era la legge che cercava da tanto tempo. Spiegò poi lentamente e lungamente con voce grave: “Il fuoco è evidentemente Yang, e possiede, deve possedere, questi caratteri: contrazione, gravità, forza centripeta. In effetti, li possiede. Ma poiché l’aria, l’atmosfera è Yin come abbiamo intuito, perché è fresca, dilatata e per suo moto eccentrico, essa è dunque opposta al fuoco Yang. Questi due contrari non possono non attirarsi. Essendo il fuoco assai meno potente e tanto piccolo nei confronti dell’aria, che è infinitamente vasta, esso è attirato verso l’alto. Ecco perché il fuoco sale. Un’attività attira sempre l’attività contraria, come si attirano, ad esempio, il giorno e la notte, o come la donna attira l’uomo. Il fuoco si disperde nell’aria; questa azione continua finché tutto il calore non si trasforma, finalmente, in freddo. “Yang produce Yin; Yin produce Yang”. Con la sua intuizione e la sua profonda riflessione, applicate all’universale moto vibratorio, all’oscillazione perpetua delle due attività, Fu Xi comprese che necessariamente tutto era in un movimento eterno, che non conosceva pause, e che questo stesso movimento variava con il tempo in maniera esatta e regolare. Nulla è in riposo nell’universo. Egli, con la contemplazione, penetrò profondamente nella stessa oscurità. Finalmente trovò che: l’oscurità era piena di sostanze la cui natura non era assolutamente paragonabile a nulla di esistente nel mondo della luce; che essa, anzi, possedeva un’attività particolare che produceva il movimento, e che questa attività, a sua volta, doveva essere prodotta da due attività opposte che si attiravano, come era dimostrato da tutti i fenomeni del mondo visibile; queste attività erano la causa prima di questi ultimi.
Egli spinse ancor più lontano la sua meditazione, ma spiegò soltanto fino a questo punto ed indicò ciò che avveniva nelle profondità del suo lavoro metafisico col termine “Tai Ji Tu” che io traduco, non letteralmente, ma filosoficamente con “natura intima” o “universo – etere – prepolarizzazione”. Questo termine designa ciò che costituisce l’intero universo e di conseguenza tutti gli esseri. Non indica l’oscurità, ma è ciò che produce l’oscurità. Per noi “Tai Ji Tu” è comprensibile soltanto attraverso le sue due manifestazioni, secondo le attività Yin e Yang nelle loro multiple aggregazioni. In altre parole, la natura intima delle cose o dei fenomeni si manifesta attraverso le due attività Yin e Yang. L’universo etereo può essere concepito prima della polarizzazione, soltanto mediante l’intuizione; nessuna parola potrebbe indicarlo. Quel saggio giudicò inutile che l’uomo approfondisse ulteriormente le sue ricerche, perchè il principio delle due attività era sufficiente a spiegare il mondo in tutti i suoi livelli. Quindi non invento nessun simbolo per tradurre Tai Ji Tu, ma simbolizzo la prima attività Yang, punto di partenza positivo del nostro mondo, mediante un bastone rettilineo e quadrangolare, per dare ai suoi discepoli un’idea concreta e facilitare, così, l’insegnamento.
Tai Ji Tu produce uno” diceva. Sebbene “uno” simbolizzi la prima attività Yang non deve essere considerato come il numero “1” aritmetico. Il numero, che è probabilmente la prima invenzione scientifica dell’umanità, aveva un significato straordinariamente profondo nell’antichità, soprattutto in Cina. […]
“Uno” produce “due” – continuò il saggio. Qui con “due” intendiamo le due attività Yin e Yan, cioè la polarizzazione dell’universo-etere. Esse fanno nascere tutti gli esseri viventi e creano tutte le cose inerti. Traduciamo con “tre” tutti gli esseri possibili, allora: “uno produce due e questi due producono tre; i tre si manifestano mediante tutti gli esseri e tutte le cose”.
Quest’ultima frase era la prediletta da Lao Zi. E’ evidente in questo enunciato la teoria del monismo polarizzato e la teoria del monismo degli esseri e dell’universo.
La teoria Yin-Yang non è un dualismo ordinario, perché non esiste alcun essere, né alcun fenomeno soltanto Yin o soltanto Yang; ma tutti i fenomeni sono delle manifestazioni assai mutevoli delle combinazioni delle due attività. La teoria dell’evoluzione che ne deriva è assai differente da quella di Darwin. Se esistono dei legami fra gli esseri biologici a livello cellulare o nelle funzioni degli organi, ciò dimostra che la forza motrice fondamentale è unica; in effetti il principio vitale è unico: esso è l’oscillazione delle attività Yin e Yang secondo proporzioni infinitamente variabili. Se la vita è la manifestazione di due attività fondamentali ed universali, essa può avvenire a tutti i livelli, sia nelle profondità marine, sia sugli altopiani più elevati; ma necessariamente secondo modalità differenti, secondo l’ambiente ed il tempo, poiché l’essere è la trasformazione dell’ambiente, esso infatti non esiste indipendentemente dall’ambiente. Gli esseri viventi (così come le cose inerti) possono avere altrettante origini delle specie, ed anche di più; perché in realtà le condizioni ambientali sono infinite.
Il capo filosofo simbolizzò Yin e Yang con tre bastoni a sezione rettangolare delle stesse dimensioni: in mezzo a ciascuno di essi intagliò una tacca larga quanto lo spessore del bastone e profonda la metà. Quindi un lato del bastone “” è piano, intatto, è il simbolo dello Yang, compatto, solido, contratto. Se il bastone viene girato mostra il lato la cui faccia scavata simbolizza lo Yin “– –“, separato, dilatato, vuoto, rilassato. Yin e Yang non sono altro che “due” facce di “un” bastone (Tai Ji Tu). Quando Yang si manifesta, Yin è in attesa di apparire a sua volta da un momento all’altro. La polarizzazione e l’antagonismo tra Yin e Yang (dai quali deriva la rotazione ciclica e la vibrazione fondamentale di tutti i fenomeni) sono interpretati meravigliosamente da questo bastone a sezione quadrata. Lo chiamerò dunque “Bastone del Logos”.
Se si pongono due Bastoni Logos in croce, Yin su Yang, essi formano una croce che non è da nessun lato né Yin, né Yang. E’ la comunione fra Yin e Yang, è il simbolo segreto del buddismo e di varie sette, di molte scuole dove si insegna la tradizione esoterica, ed è il segreto della scuola di scherma di Musashi; infine è anche un talismano in molte religioni. E’ il simbolo della graziosa armonia tra l’uomo e la donna, dell’equilibrio dinamico supremo tra le attività Yin e Yang. La svastica del buddismo è una variazione di questo simbolo. Questa croce filosofica è la base di tutti i simboli sacri, come gli ottanti ed i due ottanti sovrapposti, modificati in petali di fiori o in altri disegni geometrici.
Con questi Bastoni del Logos, quel saggio tradusse tutti i fenomeni fondamentali dell’universo: l’astronomia, la meteorologia, la fisica dell’acqua, la chimica del fuoco, la vita e la morte, tutti gli avvenimenti sociali ed individuali, l’agricoltura e la morale da insegnare ai suoi popoli. Possiamo immaginare quali furono le sue parole. Egli prese dapprima un bastone e lo pose al suolo nella posizione Yang “—“: – questo è il simbolo della terra. Contempliamola: essa, qui, è Yang, cioè tutta rivestita dall’attività e dal vigore. Guardate come tutto è attivo, tutto è vivo, tutto è pieno di forza. –
Detto questo, egli pose un altro bastone Yang sopra il primo e continuò: – Il secondo bastone simbolizza il sole. E’ il sole dell’estate, pieno di attività Yang. In questo periodo esso di invia più luce e più calore. Così questi due bastoni rappresentano il cielo Yang e la terra Yang; questo simbolo si chiama “grande Yang”. Sia lodato il sole! Esso è la forza e la luce che ci proteggono e che ci danno tutti i prodotti dei campi, dei fiumi e della montagna. Il sole è veramente la sorgente dello Yang; è lo Yang dello Yang. Quindi questi due bastoni ci indicano l’universo d’estate, quando il sole Yang di Yang invia il massimo calore, e la terra è piena di attività Yang, così attiva ovunque. Tutto questo ci mostra ciò che noi, figli del Cielo e della Terra, dobbiamo fare: lavorare! In tal modo manifestiamo la nostra riconoscenza verso il cielo e la terra. Lavoriamo per essere sempre in armonia con queste forze, altrimenti guardate, guardiamo bene: dal lato opposto di questo “grande Yang” è già pronto il “grande Yin” (simbolo dell’inverno) con il quale tutto è inerte, freddo e ghiacciato: è il regno della morte. Lavoriamo. L’estate è il periodo dell’attività. Coloro che lavorano sono felici. Felicitiamoci con il cielo e la terra. Non dimentichiamo che l’inverno è già pronto nell’altra metà del mondo. Ragazzi, è il vostro momento. Lavorate energicamente come sempre; potete mietere dei bei raccolti. Vecchi, lavorate come i giovani, dirigeteli; otterrete così un buon riposo nella stagione seguente. – Il filosofo capovolse il bastone superiore. Si ottiene così un altro simbolo . Esso indica che il calore del sole sta diminuendo; che l’equinozio d’autunno è passato e che l’aria si fa fresca. Si stanno avvicinando l’autunno, la decadenza della vita e con essa, ben presto, la morte. Egli chiamò questo simbolo “piccolo Yin”: il tempo trascorre senza fermarsi mai…

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