Questo è il racconto di come Richard Wilhelm incontrò il suo maestro Lao Nai Xuan ed insieme diedero vita alla versione del Libro dei Mutamenti (I Ching, Yi Jing) più diffusa in occidente. I fatti narrati si svolsero a Qingdao, colonia tedesca in Cina, a ridosso dell’inizio della prima guerra mondiale.

Prima ancora che la tempesta si abbattesse su di noi, feci uno strano sogno. Veniva a farmi visita un uomo anziano dallo sguardo cortese e con la barba bianca. Si chiamava “montagna Lao” e mi propose di iniziarmi ai segreti delle antiche montagne. Mi inchinai dinnanzi a lui e lo ringraziai. A quel punto lui scomparve e io mi svegliai. Quelli erano i giorni in cui l’anziano governatore generale Zhou Fu, con la famiglia del quale avevo stretto rapporti amichevoli, mi fece una proposta. Disse: “Voi europei lavorate alla cultura cinese sempre e solo dall’esterno. Nessuno di voi ne comprende il significato reale e la vera profondità. Questo perché non avete mai a portata di mano gli studiosi cinesi giusti. Perfino i maestri di scuola in pensione, che avete avuto come insegnanti, comprendono solo l’involucro esterno. Non c’è da meravigliarsi che circolino tante idiozie da voi sulla Cina. Cosa ne direbbe se le procurassi un insegnante ben radicato nello spirito cinese che la introducesse alle sue profondità? Così potrebbe tradurre, ma anche scrivere qualcosa di suo affinché nel mondo la Cina non debba più continuare a vergognarsi.” Ovviamente non c’era persona più felice di me. Si scrisse allo studioso. Io preparai nei nostri palazzi un appartamento adatto a lui. Dopo un paio di settimane arrivò con la famiglia. Si chiamava Lao, i suoi antenati provenivano dalla regione del monte Lao, di cui la famiglia aveva mantenuto il nome; assomigliava come una goccia d’acqua all’antico signore che mi aveva fatto visita in sogno. Ci mettemmo subito al lavoro. Traducemmo parecchio, leggemmo molto e grazie alle nostre conversazioni quotidiane mi introdusse ai meandri più profondi della cultura cinese. Il maestro Lao mi propose di tradurre il Libro dei Mutamenti. Non era certo un testo facile, disse, ma tutto sommato nemmeno così incomprensibile come lo si descriveva solitamente. Ormai era un dato di fatto che negli ultimi tempi la vivace tradizione della Cina era sul punto di estinguersi. Lui stesso aveva avuto un insegnante vissuto interamente nell’antica tradizione. I membri della sua famiglia erano parenti stretti dei discendenti di Confucio. Il maestro possedeva un fascio di gambi sacri di millefoglie provenienti dalla tomba di Confucio e conosceva ancora l’arte, ormai quasi sconosciuta perfino in Cina, di preparare un oracolo con l’aiuto di questi gambi. Fu dunque realizzato anche questo libro. Facemmo un buon lavoro. Mi spiegò il testo in cinese, mentre io prendevo appunti. Poi lo tradussi in tedesco per me, quindi senza l’originale ritradussi in cinese il mio testo tedesco ed egli lo confrontò con l’originale per verificare che avessi colto nel segno tutti i punti. Il testo tedesco fu poi messo a punto e discusso in ogni particolare. Lo volli ancora rivedere tre o quattro volte e vi aggiunsi le spiegazioni più importanti. La traduzione dunque cresceva. Ma prima che fosse conclusa, sopraggiunse la guerra ed il mio stimato maestro Lao ritornò con gli altri studiosi nell’interno della Cina. La traduzione dunque rimase incompiuta. Già temevo che l’opera non sarebbe stata portata a termine, quando ricevetti una lettera a sorpresa proprio da lui nella quale mi chiedeva se avessi un appartamento per ospitarlo; voleva fare ritorno a Qingdao e ultimare insieme a me il Libro dei Mutamenti. Ci si può immaginare la gioia che provai quando arrivò veramente e portammo effettivamente a compimento il lavoro. In seguito partii per una vacanza in Germania. L’anziano maestro morì durante la mia assenza, dopo avermi affidato il suo testamento.

(Richard Wilhelm, L’anima della Cina, pg. 212-214)