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Una chitarra speciale, costruita appositamente per Joni Mitchell nel 1977, riporta sul manico gli 8 Trigrammi dell’I Ching, ordinati secondo la “sequenza del Cielo Anteriore” ☰ ☱ ☲ ☳ ☴ ☵ ☶ ☷, e sulla cassa l’Esagramma ䷷ 56 Il Viandante 旅 Lu, che, secondo l’artista, esprimeva bene l’atmosfera del suo capolavoro Hejira, pubblicato l’anno precedente.

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James Tenney scrisse “Changes: Sixty-Four Studies for Six Harps” nel 1985 utilizzando un programma in FORTRAN IV per trasporre poeticamente i 64 processi del mutamento, gli esagrammi dell’I Ching, in campi armonici microtonali eseguiti da sei arpe accordate in modo opportuno.

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John Lennon non credeva nell’I Ching (e neppure nei Beatles) ma solo in se stesso. E faceva bene…

Devo però precisare che non c’è alcun motivo di “credere” nell’I Ching: si tratta di uno strumento per potenziare la propria intuizione, per cui lo si usa e se ne valuta la funzionalità. Punto e basta.

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Macao ha dedicato una bella serie di francobolli ai 64 Esagrammi dell’I Ching, il Libro dei Mutamenti.

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Un’interpretazione creativa del mio Esagramma Personale, L’Innocenza:

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Ci sono libri che non si possono leggere, opere di spiritualità e di sapienza in compagnia e nell’atmosfera delle quali si può vivere per anni senza mai leggerli come si leggono gli altri libri. Basta una frase di questi libri per farci sentire colmi, impegnati, ispirati per molto tempo. Sono libri che si tengono a portata di mano o che si portano quando si va a fare una passeggiata nel bosco ed ogni volta si prende una frase, una riga, per meditarci sopra; per ritrovare, al di là del ciarpame della giornata ed anche delle altre letture, la misura di ciò che è grande e sacro. Considero una fortuna che io ne abbia ora trovato uno nuovo: si chiama I King (I Ching).
(Il Mio Credo, Hermann Hesse)

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[…] «Sarebbe meglio, o bhikkhu, che una persona ordinaria e non istruita consideri questo corpo, costituito dei quattro grandi elementi, come il proprio sé piuttosto che la mente. Perché questo? [Perché] questo corpo si può constatare durare per un anno, o per due anni, cinque anni, dieci anni, venti anni, cinquant’anni, cent’anni e ancora di più. Ma quello che si chiama mente, che si chiama pensiero, che si chiama coscienza, di continuo un momento sorge e un altro cessa,  di giorno come di notte». (Buddha Saṃyutta Nikāya, 12.61 Tipitaka)

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Nel 1982 il compositore danese Per Nørgård, noto anche per aver in seguito composto la colonna sonora del film “Il pranzo di Babette”, premio Oscar 1987, ha dedicato all’I Ching il suo lavoro omonimo per sole percussioni.

Questo brano è dedicato all’Esagramma ䷿ 64 Prima del Compimento 未濟 Wei Ji del Libro dei Mutamenti.

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“Non farei il mestiere che faccio se dovessi sottoporre tutto al vaglio critico e alla lucida razionalità. Io non desidero affatto essere confortato dalla piena luce, dalla chiarezza. Quanto alla mia personale scoperta de I Ching, risale a più di trent’ anni fa, e la devo a Ernst Bernhard, lo psicologo junghiano. Quando lo andavo a trovare vedevo che ogni tanto, al di là del tavolo, lui buttava un occhio in basso, sulla destra. Pensavo fosse un tic incontrollabile. Poi, una volta, forse perché non c’ era luce sufficiente, ha sollevato un libro. Ed era appunto I Ching, la cui copia personale mi fu regalata dalla moglie dopo la sua morte”. Fellini si alza. Apre un mobile, e la tira fuori. Rilegata in cuoio, viene conservata in un panno di seta nera, ben sollevata da terra. Come vuole la tradizione. “E’ un po’ come per i cattolici inginocchiarsi; un rituale da seguire, abbandonando la nostra spocchiosa razionalità. Ma dove eravamo rimasti? Ah, sì, alla mia scoperta de I Ching. Caso ha voluto che subito dopo, Antonello Trombadori, di ritorno da un viaggio in Cina, mi abbia portato anche le tre monete autentiche. Omaggio di un mio ammiratore di laggiù, che aveva appena visto La strada. Nuova deambulazione, stavolta per tirare fuori le monete, bucate, e legate tra loro da uno spago. Come nel costume cinese. Senta Fellini, io non faccio parte né della schiera dei razionalisti né di quella dei credenti. Appartengo piuttosto a quella dei perplessi. La domanda, dunque, è una sola. Lei, come se lo spiega che I Ching “funziona”? “Non me lo spiego proprio. In generale non mi faccio domande cui non so dare risposta. Posso ascoltare qualcuno più competente di me, se è in grado di spiegare l’ arcano. Ma da parte mia posso solo dire che tante volte in cui mi sono trovato in situazioni di stallo, impossibilità, impotenza, questo libro mi ha dato un aiuto. Come se ne può trovare nella parola di un vecchio sapiente. Anzi, in certi casi sono rimasto addirittura abbagliato per la profonda conoscenza del mio carattere, del mio temperamento. E soprattutto della situazione particolare in cui mi trovavo”. Mai invece nessun senso di inquietudine, come se il libro sollevasse delle parti di sé che preferiva tenere nascoste? “Se fosse così, dovremmo evitare di addormentarci la sera. Perché questo libro, in buona sostanza, sogna per noi. Esprimendosi con lo stesso linguaggio simbolista, misterioso e indecifrabile dei sogni. Perciò non mi dà nessuna inquietudine, anzi mi conforta. Come se battessi dei colpi al portone di un castello… Detto questo, certo, è inevitabile che si tenda a tirare a proprio favore l’ interpretazione dell’ esagramma”. Ma quando questo non è proprio possibile, perché il responso è chiaramente negativo? “Scatta lo stesso meccanismo che si ha verso il brutto sogno; pensi che non era rivolto a te, ma a quello che ci aveva dormito prima. Oppure, finisce che ti ritrovi a dire: è un libro arcaico, oscuro. Come può parlare all’ uomo occidentale del Duemila? Mi fa venire in mente la battuta di Walter Matthau in quel film dove sta per fare un colpo ai danni di una compagnia assicuratrice. Va in un ristorante cinese, e nella carta che avvolge il dolce, trova una massima che lo sconsiglia ad agire. E lui, infastidito: ‘ Ma che cazzo ne sanno ‘ sti cinesi?’ . Ecco, qui accade lo stesso”. Delusioni, invece, non ne ha provate mai? Sembra che lo stesso Confucio, in una occasione almeno, si dichiarasse insoddisfatto per la vaghezza della risposta… “In effetti una volta mi è capitato di non accettarla. E ho riprovato a consultarlo. Sa qual è stata la nuova risposta? L’ esagramma quattro, ‘ stoltezza giovanile’ che dice… vediamo, eccolo qua: ‘ Non io ricerco il giovane stolto, il giovane stolto ricerca me. Consultato la prima volta dò responso. Se egli interroga due, tre volte, questo è importunare. Se egli importuna non dò responso’ . Poi, sempre incoraggiante, aggiunge: ‘ propizia è perseveranza’ “. E se dovesse, più in generale, dire qual è l’ uso che ha fatto di questo libro? “Ho seguito il consiglio di Benhard; cercare di stabilirci un rapporto di amicizia (anche se in verità per Bernhard assomigliava di più a un rapporto coniugale, visto che lo teneva sempre sotto al braccio). E in effetti I Ching per me è un amico, verso cui provo stima, rispetto, e a volte autentica meraviglia. Potrei aggiungere che quanto ho constatato è che le sue risposte diventano tanto più pertinenti quanto più le domande sono sincere, e chi le fa si mette in una condizione di umiltà, per ricevere un aiuto: in ordine alla sua situazione, e alla direzione di marcia necessaria per modificarla. Si chiama per questo ‘ il libro dei mutamenti’ , ciò che rimanda poi all’ idea taoista della porta, che ci vede collocati né al di qua né al di là, ma sulla soglia. La domanda e la risposta sono solo due passi adiacenti nel nostro Tao, nel nostro sentiero. “Ma sto parlando a vanvera, io non sono né un sinologo né un iniziato. Meglio che dica, in modo più autentico e disinvolto, qual è la mia esperienza personale. E parli della sorpresa di fronte alla profondità psicologica e morale di un testo capace di sintetizzare in sessantaquattro esagrammi l’ intera avventura umana. E capace soprattutto di farti cambiare prospettiva, punto di vista. Perché al di là del linguaggio fiorito e seducente dei versetti, è questa la sua grande virtù. Farti capire che non sei tu il problema; che il problema può sparire se provi ad affrontarlo da un’ altra visuale”. Però, diciamoci tutta la verità. In certi casi l’ interpretazione è impervia. La grammatica mentale risulta molto lontana dalla nostra. “È vero. Ma di nuovo, accade come con certi sogni, che sul momento risultano incomprensibili. Poi dopo due giorni, in conseguenza di un episodio che li richiama, o appunto di uno spostamento di prospettiva, ci ripensi. E tutto appare sotto una luce diversa”. Insondabile e indecifrabile Il generoso show di Fellini non è ancora finito. Un ultimo colpo di teatro, e dalla giacca salta fuori un foglietto. “Vedrà, se gli diventa amico, ci saranno risposte che si fisseranno nella sua storia. Io, in un vecchio portafoglio, ho ritrovato questa: ‘Dovete cercare colui che vi illuminerà, non è un guru né un prete né un sapiente. Non intende illuminarvi e in effetti non intende fare nulla. Brucia brillante con passione e senza intenti. Senza di voi è perso così come lo siete voi senza di lui. La sua luce muore se voi non la riflettete. La vostra vita è oscura senza la sua luce’ . Non è bello?”. Bellissimo. Soprattutto per il rapporto di reciprocità che instaura tra chi attende e chi è atteso. “I Ching è ammaliante perché insondabile, d’aiuto perché indecifrabile. Avrebbe potuto scriverlo anche un napoletano. Lo dico seriamente; un napoletano buono, ma anche un ladrone… Solo loro hanno la stessa tolleranza e comprensione, in senso autenticamente cristiano; la stessa saggezza ed ironia; il senso del dramma e la necessità di sopportarlo con lo scherzo. E sono in grado allo stesso modo di modificare la tua prospettiva, il tuo punto di vista. “Pensi a come reagiscono di fronte a un lungo, interminabile discorso. Alzano la mano, ruotandola. E dicono una parola sola: ebbè?”.

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