Mencio: “La Via è in voi, ma la cercate lontano”

Mencio disse:

La Via è in voi,

ma la cercate lontano,

si trova nelle cose facili, 

ma la cercate in quelle difficili.

Mengzi, 4A-II

Dao De Jing (Tao Te Ching) 47

Senza uscire dalla porta
conosci ciò che è sotto il Cielo,
senza guardare dalla finestra
vedi la Via del Cielo.
Più ti allontani da te meno conosci.
Per questo la persona saggia
anche se non viaggia comprende,
anche se non vede sa cosa dire,
anche se non agisce porta a compimento.

Dao De Jing (Tao Te Ching) 47

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9 pensieri riguardo “Mencio: “La Via è in voi, ma la cercate lontano”

  1. Una delle maggiori tradizioni buddhiste definisce la natura della mente la “saggezza dell’ordinarieta”.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo: la nostra vera natura, e la natura di tutti gli esseri, non è niente di straordinario.
    L’ironia sta nel fatto che proprio il nostro mondo “ordinario” è una fantastica, straordinaria, elaboratissima allucinazione prodotta dal modo di vedere illusorio del samsara. È questa visione “straordinaria” che ci rende ciechi alla natura “ordinaria”, naturale, intrinseca della mente.

    (Sogyal Rinpoche, Riflessioni quotidiane sul vivere e sul morire, 9/10)

  2. In una cultura che sopravvaluta l’intelletto, immaginiamo che l’illuminazione richieda un’intelligenza straordinaria, mentre in realtà molte bravure intellettuali non sono che ulteriori oscuramenti. C’è un detto tibetano: “Sei troppo intelligente, puoi mancare del tutto il bersaglio”.
    Patrul Rimpoche dice: “La mente razionale sembra molto interessante, ma è il seme dell’illusione”. Possiamo farci ossessionare dalle nostre stesse teorie e non cogliere mai il punto. C’è un altro detto tibetano: “Le teorie sono come toppe su un abito, prima o poi si staccano”.

    (Sogyal Rinpoche, Riflessioni quotidiane sul vivere e sul morire, 14/11)

  3. Non prendiamo i dubbi con troppa serietà, non lasciamoli crescere spropositatamente, non diventiamo fanatici e non dividiamo tutto in bianco e nero. Dobbiamo imparare a trasformare a poco a poco il coinvolgimento con il dubbio, emotivo e culturalmente condizionato, in un rapporto libero, compassionevole e ricco di umorismo. Significa dare tempo al dubbio e darlo anche a noi, per trovare risposte alle domande più vitali, più vere, più genuine e utili, e non solo intellettuali e ‘filosofiche’.
    I dubbi non si sciolgono immediatamente. Ma, se siamo pazienti,si creerà in noi uno spazio in cui potremo esaminarli con attenzione e oggettivamente, per dipanarli, scioglierli e guarirli. Ciò che ci manca, soprattutto in questa cultura, è un giusto ambiente mentale spazioso e non frammentato che si può creare soltanto con una continua pratica meditativa, e in cui le intuizioni abbiano la possibilità di crescere e maturare.

    (Sogyal Rinpoche, Riflessioni quotidiane sul vivere e sul morire, 16/11)

  4. Zi Gong chiese chi fosse più virtuoso fra Shi e Shang. Il Maestro [Confucio] disse: “Shi oltrepassa, Shang non raggiunge”. Zi Gong disse: “Dunque Shi è migliore?”. Replicò il Mestro: “Oltrepassare è come non raggiungere.”
    (Lunyu, I dialoghi di Confucio, XI-15)

    Il Maestro [Confucio] disse: “La Via non è seguita, lo so. Il sapiente la oltrepassa, l’ignorante non la raggiunge. La Via non è compresa, lo so. Il virtuoso la oltrepassa, l’indegno non la raggiunge. Non c’è nessuno che non mangi e non beva, ma pochi sanno apprezzare i sapori.”
    (Zhongyong, L’invariabile mezzo, cap.4)

    (Citazioni tratte da: Yuan Huaqing e Giorgio La Rosa, I Classici Confuciani, ed. A. Vallardi.)

  5. Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto.
    (Luca 10, 21)

  6. Jobs trovò in Ive il compagno d’avventura con cui cercare la vera semplicità, quella che si contrappone alla mera semplicità di superficie. Ecco come una volta Ive, seduto nello studio di design, ha tratteggiato questa sua filosofia: «Perché riteniamo che ciò che è semplice è valido? Perché di fronte ai prodotti materiali dobbiamo sentire di poterli dominare. Ridurre all’ordine la complessità significa riuscire a fare in modo che il prodotto ti ceda. La semplicità non è solo questione di stile visivo. Non è mero minimalismo, o assenza di confusione. È qualcosa che implica lo scavo negli abissi della complessità. Per essere realmente semplici, bisogna essere realmente profondi. Se decidi che in un oggetto non ci devono essere viti, per esempio, puoi finire per trovarti alle prese con un prodotto estremamente intricato e complesso. La cosa migliore è esplorare la via della semplicità fino in fondo, capirne ogni aspetto, nonché l’intima costituzione. Per eliminare da un prodotto le parti inessenziali occorre comprenderne in profondità l’essenza».

    (dall’articolo “La conquista della semplicità” http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/425676/ )

  7. Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia. E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani.
    Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
    (1Corinzi 3, 18-23)

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