di Marco Meccarelli
 

Insieme ad alcune iscrizioni sulla produzione fittile e su quella bronzea (jinwen) la divinazione su ossa oracolari (jiaguwen) costituisce “il testo essenziale che offre notizie scritte utili per informarci sugli aspetti della vita politica, religiosa e, in una certa misura, sulle istituzioni amministrative, oltre ovviamente che sulla pratica della divinazione che soggiaceva ad elaborati rituali controllati da ’specialisti’ preposti a tale compito”. [1]

Le più antiche testimonianze di scrittura in Cina vanno fatte risalire proprio alla scapulomanzia (iscrizioni per divinazione su ossa oracolari) e alla plastromanzia (iscrizioni per divinazione su gusci di tartaruga) che sono attestate già nel Neolitico anche se solamente dall’epoca Shang (cronologia lunga: 1751-1122 aC; cronologia breve: 1523-1027aC) acquisirono una precisa fisionomia ed importanza.[2]
La divinazione infatti risalirebbe perlomeno al V millennio a.C. ma si è soliti sostenere che solo all’epoca Shang e all’inizio della dinastia dei Zhou Occidentali  (Xizhou) (c. l.: 1122-771 aC; c. b.: 1027-771 aC)[3], comparve l’arte di praticarvi incisioni. [4]  

Convalidata dalle testimonianze archeologiche in nostro possesso, l’ipotesi veniva finora sempre accettata dalla maggioranza degli studiosi. Ma la scoperta di segni incisi su gusci di tartarughe, sepolti assieme a resti umani, che risalgono, secondo gli esami al radiocarbonio, intorno al 6600 e al 6200 a.C., potrebbe rivoluzionarne l’attuale conoscenza cronologica. Infatti i reperti che sono stati rinvenuti all’interno di 24 tombe nel sito di Jiahu (Henan), tra i centri più antichi della cultura Peiligang (7000-5000 a.C.)[5],  presenterebbero le più antiche attestazioni di scrittura al mondo.

Il progetto di ricerca che si basa sugli scavi  effettuati tra il 1983 e il 1987, è finanziato dall’Università della Scienza e Tecnologia della Cina (USTC) e comprende un team composto da ricercatori come Garman Harbottle del Brookhaven National Laboratory di New York e da archeologi come Zhang Juzhong e Wang Changsui dell’USTC di Hefei (Anhui) guidati da Li Xueqin, tra i più importanti archeologi viventi cinesi.

Già dagli studi sui primi reperti del sito, scoperto dall’archeologo Zhu Zhi nel 1962 e datato al C14 tra il 7.000 e 5.800 a.C., emergevano evidenti affinità stilistiche con quelli rinvenuti a Yinxu, l’antica Anyang, ultima capitale della dinastia Shang[6]. Solo nel 1987 fu scoperto lo scheletro di uomo adulto acefalo con otto gusci di tartaruga e un osso a forma di forcella. Nella parte inferiore di un carapace quasi completamente intatto era inciso un segno a forma di occhio che, secondo Zhang Juzhong, ha molti elementi in comune con le testimonianze pittografiche presenti sulle ossa oracolari di Yinxu e con cui dovrebbe condividere la stessa valenza divinatoria. Un’ulteriore affinità stilistica è stata riscontrata in un’altra incisione che riporta il carattere “20”. Fino al 2001 erano stati riconosciuti almeno 16 segni su 14 frammenti di gusci di tartaruga, terrecotte, ossa oracolari e pietre.

Dallo studio delle iscrizioni, dunque, secondo gli studiosi dell’Università della Scienza e Tecnologia di Pechino, si possono riscontrare evidenti affinità stilistiche con i caratteri usati successivamente in epoca Shang, precedendo in tal modo di oltre 2000 anni i rinvenimenti in Mesopotamia delle più antiche testimonianze di scrittura finora conosciute.  È doveroso ricordare che la scrittura cinese  non ha subito la classica mutazione in codice alfabetico, in cui i singoli segni hanno un valore sillabico, perchè ha mantenuto, nel suo processo evolutivo, anche una valenza pittografica[7]. Risulta di conseguenza ancor più complicato stabilire se effettivamente le testimonianze di Jiahu si riferiscono ad un sistema di scrittura vero e proprio oppure a segni che presentano un carattere decorativo, locale o fine a se stesso.  

Tavola comparativa: dalle iscrizioni su ossa oracolari ai caratteri cinesi semplificati.

La straordinaria scoperta ha di fatto acceso una comprensibile diatriba tuttora aperta tra gli studiosi: circa il pretestuoso legame con la dinastia Shang  “c’è un salto di 5.000 anni – ha osservato il professor David N.Keightley dell’Universita’ di Berkeley, forse il più grande studioso di ossa oracolari, – e una connessione sembra incredibile”. Per poi concludere che ’’Non possiamo chiamare scrittura questi segni finchè non avremo altre prove ’’ [8].
A tal proposito Zhang Juzhong ha evidenziato che la scoperta offre comunque una straordinaria opportunità di analisi degli stadi evolutivi che seguono lo sviluppo di una scrittura. [9]
Nell’articolo di Li Xueqin, Garman Harbottle, Zhang Juzhong e Wang Changsui, pubblicato su Antiquity nel 2003, viene sostenuto che si hanno “segni del settimo millennio a.C. che sembrano essere in relazione con i più tardi caratteri cinesi. Non interpretiamo questi segni come una forma di scrittura vera e propria, ma come testimonianze del loro utilizzo per un lungo periodo di tempo, che alla fine portarono ad un sistema di scrittura pienamente maturo. Lo stato attuale della ricerca archeologica in Cina, che non è mai stata oggetto di intensivi studi come, per esempio, per le civiltà greca o egiziana, non ci permette di dire esattamente in quale fase del neolitico i cinesi inventarono la loro scrittura. Ciò che effettivamente persistette attraverso questi lunghi periodi fu l’idea dell’uso dei segni. Per quanto sia impossibile a questo stato di cose tracciare una diretta connessione tra i segni di Jiahu e i caratteri di Yinxu, noi sosteniamo che i lenti processi  evolutivi legati alla cultura, con l’adozione dell’idea dell’uso dei segni, hanno avuto luogo in diverse zone del neolitico lungo il Fiume Giallo. Non sarebbe corretto affermare che lo sviluppo della scrittura abbia seguito un unico percorso evolutivo”[10].  
William Boltz, professore di Cinese Classico all’Università di Washington, Seattle, evidenzia polemicamente come non siano state finora trovate testimonianze di iscrizioni risalenti al lungo periodo (5000 anni circa) che separa i recenti ritrovamenti di gusci di tartaruga con le ossa oracolari Shang, tanto che risulta impossibile dimostrare un effettivo legame tra la loro valenza semantica e il comune aspetto grafico dei segni presenti nei reperti archeologici. Zhang Juzhong a tal proposito ricorda comunque che nelle terrecotte e nei frammenti del V millennio di numerosi siti neolitici, soprattutto delle culture di Dawenkou (5000-3000 a.C.), Yangshao (5000-3000 a. C.), Liangzhu (4000-3000 a.C.) e Longshan (3000-2000 a.C.), i segni grafici presentano delle chiare affinità stilistiche con le iscrizioni Shang. Lo studioso arriva persino ad una ipotesi che è ancora da dimostrare archeologicamente: “Le popolazioni neolitiche devono aver abbandonato l’uso di gusci di tartaruga come supporto per scrivere, per lo meno per un certo periodo e optarono per altri materiali; dopo tutto, le ossa oracolari trovate a Yinxu e recentemente a Zhengzhou presentano un livello così avanzato che non possono essere tutte apparse all’improvviso”[11].

Il professor David N.Keightley, proprio sull’articolo pubblicato nel 2003 su Antiquity circa la straordinarietà delle scoperte del sito di Jiahu mi ha confidato personalmente: “ho trascorso molto tempo a lavorare sulle mie versioni dell’articolo che Harbottle et al. pubblicarono su Antiquity. Sono rimasto piacevolmente sorpreso delle più caute conclusioni che alla fine adottarono nell’articolo. Ma le loro conclusioni sono troppo involute in speculazioni tali che trovo impossibile sostenerne la validità, ad eccezione di notare il loro carattere speculativo. Non è affatto chiaro per me che le tracce sui gusci di tartaruga di Jiahu abbiano qualche riferimento alla divinazione. Potrei solo esortare a considerarne l’autenticità con estrema cautela”[12].

Un dato è certo: Jiahu è da considerare oramai tra i più antichi e probabilmente tra i più importanti centri neolitici cinesi, perchè ha già rivelato un’inattesa società complessa come dimostrano i resti di 45 fondazioni abitative, 9 forni per la produzione fittile e 349 tombe contenenti oggetti di culto con manufatti, ornamenti rituali e strumenti musicali. Nel 2001, il sito è stato scavato per la settima volta e in quell’occasione sono state ritrovate altre 8 fondazioni di case, 3 forni e 96 tombe [13]; alcuni flauti ricavati da ossa umane vengono oramai ritenuti tra  i più antichi strumenti musicali al mondo e probabilmente il sito detiene anche il primato delle più antiche attestazioni di bevande alcoliche [14].

Nonostante la dovuta e indispensabile prudenza nell’asserire un eventuale legame con la molto più recente scrittura Shang, credo che la scoperta potrebbe comunque avvalorare ulteriormente l’ipotesi del concetto di “sfera di interazione culturale comune” o “sfera di interazione cinese o protocinese” proposto da Guangzhi Zhang (Kwang-chi Chang 1923-2000), all’interno del contesto socio economico del neolitico, con valenza di carattere prettamente geografico culturale. Secondo l’archeologo, intorno al 4000 a.C. si verificò l’interazione tra culture regionali indipendenti che, manifestando evidenti affinità tra loro, formarono un nucleo spaziale e culturale di premessa alla Cina storica[15].

Ritengo[16] che se ci sarà, nel corso degli anni, un comune accordo tra gli studiosi, si potrà dimostrare storicamente che la divinazione, forse già conosciuta addirittura nel VII millennio a.C., per lo meno dalle culture neolitiche presenti nello Henan, venne probabilmente inglobata nel repertorio culturale e cultuale Shang dove divenne la principale pratica sciamanica.
L’interazione successiva al IV millennio a.C. tra culture regionali indipendenti, pur non avendo finora lasciato tracce di iscrizioni su gusci di tartaruga ma solo su produzione fittile, fu comunque di premessa alla formazione del nucleo territoriale e culturale della Cina storica.
La dinastia Shang in modo particolare, di cui abbiamo oramai numerose fonti, che aveva già raggiunto uno stadio evolutivo della scrittura considerevolmente elevato, nell’opera di “unificazione di terre ed agglomerati  umani ed urbani” [17], potrebbe effettivamente aver adottato segni grafici convenzionali presenti nei reperti archeologici rinvenuti nei siti di culture neolitiche precedenti.
Ma alla luce delle attuali indagini solo lo studio metodico e le nuove scoperte archeologiche potranno probabilmente avvalorare tale ipotesi.


Il presente articolo è stato anche pubblicato, in una versione riveduta, sul mensile Civiltà (n.2 agosto 2010) col titolo:  SCRITTURA: NUOVE LUCI DA ORIENTE, furono davvero i Sumeri a “inventare” la scrittura? Alcune ossa sciamaniche di 8000 anni fa sembrano rivoluzionare le basi stesse della Storia.

 ARTICOLI CORRELATI:
Le iscrizioni su ossa oracolari e su gusci di tartaruga come pratica della divinazione, ovvero la più antica forma di scrittura in Cina.

NOTE:
[1] Lucidi M.T., La fisionomia dell’urbanizzazione e dei suoi modelli, nella Cina antica, Roma, 1981 p13.
[2] Per approfondimenti si invita alla lettura di Keightley, D. N. Sources of Shang History: The Oracle-Bone Inscriptions of Bronze Age China. University of California Press, Berkeley, 1985 (1a edizione 1978). Keightley, D. N. The Ancestral Landscape: Time, Space, and Community in Late Shang China (ca. 1200 ¨C 1045 B.C.) China Research Monograph 53, Institute of East Asian Studies, Berkeley, 2000; Qiu Xigui Chinese Writing. Translation of ÎÄ×Öѧ¸ÅÒªby Gilbert L. Mattos and Jerry Norman. Early China Special Monograph Series No. 4. The Society for the Study of Early China and the Institute of East Asian Studies, University of California, Berkeley, 2000.
[3] Sulla cronologia cfr. Sabattini M.-Santagelo P., Storia della Cina, Roma-Bari 1994, 1a edizione 1986, p.45
[4] Scarpari M., “Origine e sviluppo della scrittura cinese” in 7000 anni di Cina, arte e archeologia cinese dal neolitico alla dinastia degli Han, catalogo mostra, Milano, 1983, p.50.
[5] Cfr. Stark M. T., Archaeology of Asia, Oxford, 2005, p.128. Si è soliti suddividere Jiahu in tre fasi temporali distinte. La fase più antica copre un periodo compreso tra il 7000 ed il 6600 a.C., l’intermedia si situa tra il 6600 e il 6200 a.C., mentre l’ultima parte copre il periodo che va dal 6200 al 5800 a.C.
[6] China Daily, June 12, 2003, Wang Shanshan  Archaeologists Rewrite History: Unearthed signs start war of words over origin of writing in http://china.org.cn/english/2003/Jun/66806.htm
[7] Cfr. Tamburello G. (a cua di), “Mang Ke, Genzi e Duo Duo: ’i tre moschettieri’ del rinnovamento della poesia cinese contemporanea” in Poesia, mensile internazionale di cultura, 181, 2004, p.31.
[8] Fonte ANSA 18/APRILE/2003. Per approfondimenti cfr XUEQIN LI, GARMAN HARBOTTLE, JUZHONG ZHANG, AND CHANGSUI WANG. “The Earliest Writing? Sign Use in the Seventh Millennium BC at Jiahu, Henan Province, China.”  In Antiquity, March 2003, n. 77, pp.31-44. Gli archeologi cinesi hanno scoperto otto ossa incise a circa 200 km da Anyang, come ha riferito Li Xueqin, a Daxinzhuang (Shandong). Secondo il professore Fang Hui dell’Università dello Shandong, quattro di esse presentano circa 25 dei primitivi caratteri della lingua cinese, che appartengono allo stesso sistema di quelli dissotterrati ad Anyang. Gli scavi a Daxinzhuang sono ancora in corso ma la scoperta potrebbe aiutare a comprendere le istituzioni politiche e sociali, specialmente le relazioni tra la capitale e le città minori della dinastia Shang. Fonte: Xinhuanet.com 9 Aprile 2003.
[9] Li Xueqin difende la scoperta rivelando che “We don’t say they are words or languages. We do say they are signs and the earliest evidence in the world of a long line of experimentation in sign use, which led to writing.” in http://china.org.cn/english/2003/Jun/66806.htm
[10] Xueqin Li, Garman Harbottle, Juzhong Zhang, Changsui Wang: “The earliest writing? Sign use in the seventh millennium BC at Jiahu, Henan Province, China”. Antiquity 77, 295 (2003): (31, 41).
[11] Cfr. http://www.clta-gny.org/originofwriting.htm
[12] Meccarelli M., “La memoria archeologica nella ’nuova generazione’ di artisti contemporanei cinesi. Analisi e confronto fra tradizione e modernità nelle opere di Lu Shenzhong, Huang Yan, Yue Minjun e Ling Jian” in Rivista di Studi Orientali, vol. LXXVIII, (2005), Pisa Roma, 2007, p.331-332 n.26.
[13] I dati mi sono stati forniti personalmente dal dott. Xia Ji, allievo del prof. Wang Changshui che ha partecipato allo scavo del 2001.
[14] Cfr  Zhang J.- Harbottle, G.- Wang C. – Kong Z. “Oldest Playable Musical Instruments Found at Jiahu Early Neolithic Site in China” inNature n.410, 1999, pp.366-368 e http://www.bnl.gov/bnlweb/pubaf/pr/1999/bnlpr092299.html  e http://archiviostorico.corriere.it/2004/dicembre/10/Cina_vino_novemila_anni_fa_co_9_041210097.shtml
[15] Cfr Chang, K.C., The Archaeology of Ancient China, New Haven, 1986, pp. 192; 238-239 e Idem, “la civilta cinese antica: origine e caratteristiche”, in 7000 anni di Cina, arte e archeologia cinese dal neolitico alla dinastia degli Han, catalogo mostra, Milano, 1983 pp.34-35. Tra i primi studiosi comunque che iniziarono ad evidenziare una visione più ampia e integrata del variegato quadro del tardo neolitico cinese ci fu TRIESTMAN, J. M., “China at 1000 B.C.: A Cultural Mosaic”,in Science, 24,160, maggio 1968, pp.853-856.
[16] Conclusioni tratte da Meccarelli M., “La memoria archeologica …op.cit., 2007, p.331-332 n.26.
[17] Lucidi, M.T., op.cit.,1981, p.31.