I presupposti per utilizzare l’I Ching nella pratica medica

di Miki Shima

Secondo la tradizione cinese i fondamenti dell’I Ching come sistema filosofico e divinatorio furono posti da Fu Xi, il più antico autore della cultura cinese, nel 3322 a.C. Si ritiene che gli otto gua o trigrammi, che sono i costituenti essenziali dei sessantaquattro esagrammi, siano stati rivelati in quell’epoca a Fu Xi sul guscio di una tartaruga. Si dice inoltre che verso il 1143 a.C. il re Wen della dinastia Zhou abbia scritto i commentari su questi sessantaquattro esagrammi. Alcuni anni più tardi il duca di Zhou, reggente del re Cheng, scrisse i commenti sulla cosiddette linee mobili. Verso il 500 a.C. Confucio, negli ultimi anni della sua vita, scrisse le cosiddette Dieci ali, che costituiscono una serie di ulteriori commenti sulle immagini, sui giudizi e sull’ordine in cui sono posti i segni, nonché su altri aspetti di quello che persino ai tempi di Confucio era considerato un classico degno di rispetto e venerazione.
Tradizionalmente gli studiosi dell’I Ching appartengono a due scuole. Una scuola è costituita da coloro che si limitano a studiare e analizzare l’I Ching in modo accademico e filosofico, che si rifiutano di impiegare questo libro come strumento divinatorio e che ovviamente considerano chi lo fa un ciarlatano ignorante e credulone. L’altra scuola è composta da quelli che non si curano dei particolari tecnici dell’analisi storica e filologica, ma che utilizzano questo libro come guida alla vita quotidiana. Benché io abbia personalmente sperimentato che più si comprende a livello teorico e filosofico la logica interna e l’ordinamento più l’I Ching diventa una guida profonda, gli studiosi che non usano questo libro come strumento di vita mi ricordano le persone che studiano lo Zen senza mai sedersi in meditazione. Non è possibile conoscere lo Zen senza sperimentarlo direttamente. Allo stesso modo, senza mettere in pratica nella vita quotidiana la saggezza contenuta in questo libro, difficilmente si potrà apprezzare la profondità delle sue indicazioni.
Ciò nondimeno non ho ancora trovato una teoria matematica, psicologica o filosofica del tutto convincente sul meccanismo fondamentale della divinazione attraverso l’I Ching. Il funzionamento dell’I Ching sembra essere al di là della comprensione razionale. Basti dire che il suo impiego come strumento divinatorio è basato sui concetti di sincronicità e di ciò che in lingua cinese viene detto ying, ossia “risonanza”. Chi utilizza l’IChing come guida e strumento di previsione riconosce che nell’universo fenomenico ogni cosa fa parte di un tutto e che due eventi simultanei sono la manifestazione di un’unica Zeitgast o struttura che in quel momento si manifesta nell’universo. Gli eventi che accadono nello stesso momento sono sì coincidenti, ma non in modo casuale o accidentale.
Il titolo stesso del libro aiuta a spiegare come e perché l’I Ching possa essere di aiuto in qualunque campo, compresa la pratica medica. La parola ching (jing), che significa “classico”, indica tutti i testi della letteratura cinese antica che sono particolarmente rispettati per la saggezza del loro contenuto. La parola i (yi) significa cambiamento e il suo ideogramma cinese è costituito dalle immagini del sole e della luna. Gli autori di questo libro sapevano che il mondo fenomenico è sottoposto ad un flusso o cambiamento incessante. Tutto muta in continuazione, tutto si evolve e s’involve attraverso la nascita, la crescita, il raggiungimento della maturità, la decadenza e la morte. Tuttavia in questo flusso e movimento costante il mondo sembra cambiare in modo ritmico e ordinato. Alcuni esempi sono il succedersi del giorno e della notte, la vita di una pianta, di un animale o di un essere umano, il succedersi delle stagioni, la storia naturale di ogni cosa percepibile dalla mente umana. Interrogando l’I Ching c’imbattiamo in immagini simboliche dei modelli di cambiamento che avvengono in quel momento. In questo modo si possono scoprire perlomeno alcuni indizi sul modo di funzionare dell’universo.
La pratica della medicina tradizionale cinese consiste nel riconoscere i modelli di cambiamento che avvengono nel paziente. Quando i modelli di cambiamento, o zheng, sono in armonia e favoriscono la vita e il benessere, diciamo che il paziente è in salute o in via di guarigione, ma quando sono disarmonici e tendono a favorire la morte e la dissoluzione del corpo e della mente diciamo che il paziente è malato e cerchiamo di rimediare alla malattia con terapie e cure adeguate. Le cure e le terapie agiscono semplicemente da stimolo per invertire il modello di cambiamento del paziente da una tendenza alla disarmonia e alla negazione della vita ad un corso armonioso e vitale.
Inoltre la medicina cinese riconosce che i qi o funzioni vitali dell’individuo sono inseparabili dai qi o funzioni dell’intero macrocosmo. Nella medicina cinese si può affermare che il qi individuale della persona è ospitato (ke qi) dall’ospite (zhu qi) dominante dell’universo. La medicina cinese, come la filosofia cinese in generale, ritiene che una persona sia veramente in salute solo quando il suo qi interno (ospitato) è in equilibrio armonico o in sintonia con il qi dominante (ospite). È perciò facile capire che qualunque cosa possa aiutare il medico a comprendere i modelli di cambiamento che operano nel mondo può anche aiutarlo a scandagliare i meccanismi patologici che operano nei pazienti. Interrogare l’I Ching è semplicemente un modo assai antico e autentico di comprendere i modelli dell’universo in relazione agli esseri umani di un particolare tempo e luogo.
Sifu Tsuei Wei di Oakland ha detto: “Se il Nei Jing è la porta che dà accesso al tesoro dei classici medici cinesi, l’I Ching ne è la chiave.” [1]
Sun Si-miao, il grande Maestro di medicina della dinastia Tang, ha detto: “Senza studiare l’I Ching non è assolutamente possibile capire la medicina.” [2]
Si dice che che la medicina cinese sia facile da studiare ma difficile da padroneggiare.
Infatti essa non è tanto una scienza, nel senso occidentale del termine, quanto un’arte. I medici cinesi affinano la loro sensibilità, la loro conoscenza delle teorie della medicina cinese e la loro capacità di pensare secondo queste teorie per tutta la vita. Però la salute e la malattia, che appartengono alla vita, sono vaste e complesse e sovente non rispettano la logica e la razionalità. Sulla carta le descrizioni diagnostiche dei testi possono sembrare semplici e lapidarie, ma nella realtà è raro che i pazienti si presentino così. Ciò che noi medici non conosciamo dei pazienti è sempre molto rispetto a ciò che conosciamo in base alla logica e alle nostre percezioni limitate. Spesso la discrepanza tra quel che sappiamo e quel che dovremmo sapere per curare i pazienti in modo corretto e risolutivo è molto frustrante.
Interrogando l’I Ching, sia il medico appartente alla tradizione cinese che il praticante di un’altra arte curativa possono accedere ad un più profondo livello di conoscenza che non dev’essere necessariamente razionale: anzi sarebbe meglio definirlo intuitivo. Le immagini ed i simboli che l’I Ching presenta al divinatore medico possono far vedere i casi clinici sotto una prospettiva diversa, possono rinfrescare la memoria del medico o sottolineare la preminenza di una parte dell’informazione su un’accozzaglia di dati contradditori, possono suggerire modalità alternative di vedere il paziente e quindi consigliare trattamenti alternativi di casi ostinati o difficili, possono aiutarci a identificare le cause remote della patologia del paziente permettendoci di andare al nocciolo senza perderci nel trattamento di sintomi superficiali, possono aiutare a comprendere la prognosi o il possibile esito del caso in esame e possono risolvere i seguenti dubbi: se prendere o meno in cura il paziente, se il malato risponderà alla terapia nel modo previsto, se il caso nasconde particolari insidie, se la patologia avrà un’evoluzione o una remissione lenta o veloce e così via.
Essenzialmente l’I Ching identifica i modelli di qi operanti nella realtà fenomenica.
Questi schemi non sono statici ma si modificano incessantemente con mutamenti che tendono a svilupparsi secondo modelli logici. Tuttavia questi modelli, come la stessa vita, non si possono facilmente ridurre alla descrizione lineare così cara alla logica occidentale e alla mente razionale. L’I Ching descrive questi modelli con un linguaggio altamente simbolico, allusivo ed evocativo. Gli Occidentali moderni pensano in modo lineare e diacronico mentre il linguaggio dell’I Ching è simbolico e sincronico. Noi tendiamo a pensare al tempo e allo spazio in modo lineare, come se i fatti accadessero in una concatenazione di cause ed effetti. Ma questo non è il mondo descritto dall’I Ching, che invece assomiglia molto di più ad una trama costituita da numerosi modelli intimamente uniti in modo organico e sincronico, senza relazioni di causa ed effetto nettamente definite. Que sto è il mondo delle manifestazioni interdipendenti.
Quando studiamo e interroghiamo l’I Ching a scopo medico è importante comprendere che le sue immagini sono mere espressioni simboliche di condizioni mediche aperte ad un’ampia gamma di possibili interpretazioni: di conseguenza non esiste un’interpretazione univoca o esatta di un suo responso. L’I Ching presenta un modello che noi siamo liberi di interpretare secondo le necessità del caso in esame e secondo la nostra intuizione. Il fatto che l’I Ching non sia completamente razionale è proprio il fattore che aiuta il medico ad individuare, valutare e considerare gli elementi non lineari della realtà presenti nei casi in esame.

NOTE

1. Tsuei Wei, Roots of Chinese & Medicine, Chinese Culture Books, Co, Oakland, CA, 1989, pag. 21.
2. Chao Chen, “Yi and Medicine”, Studies on the Application of the Book of Changes, vol. II, Chung Hua Books, Co, Ltd., Taipei, 1982, pag. 439.