Jung dice che, se vogliamo che le foglie del nostro albero possano toccare il cielo, dobbiamo consentire alle nostre radici di scendere fino all’inferno. È la potenzialità di approfondimento, di calata negli inferi, che ci permette di ascendere in modo sicuramente proporzionale alla discesa. Il nostro inconscio ci condiziona: “un paesaggio invisibile condiziona quello visibile” dice Calvino che amava molto Jung. L’accesso ad un nutrimento profondo, all’acqua della vita, è ciò che ci consente di vedere e coltivare i legami con gli altri: l’acqua che nutre gli abitanti d’Isaura è uguale per ognuno; per Jung oltre ad una parte inconscia personale vi è anche una parte che tutti condividiamo, l’inconscio collettivo, a cui è importante rivolgersi. Nel Libro dei Mutamenti, I Ching (Yi Jing), che Jung ha presentato al mondo occidentale con una magnifica prefazione, vi è un esagramma che racchiude in sei linee tale grande concezione della vita. Si tratta del n° 48 Il Pozzo. 井 JING.

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