C’è, infine un terzo modo di concepire il tempo: quello che i greci chiamavano kairos. Kairos è il tempo propizio, il momento giusto per fare le cose giuste. In questa nozione qualitativa del tempo non c’è consequenzialità, c’è solo quella particolare composizione di eventi in cui si riflette anche la nostra soggettività (psiche). Indifferenza, calma, piacere, impazienza, irritazione si mescolano agli eventi e compongono immagini emotive capaci di rallentare o accelerare la percezione del tempo.

Questa è anche l’immagine del tempo che emerge dal pensiero orientale dove gli eventi non sono connessi da relazioni temporali di causa ed effetto, bensì da indissolubili legami di significato. Mentre la mentalità occidentale accuratamente separa, pesa, sceglie, classifica, isola, ecc., l’immagine cinese del momento contiene ogni particolare fino al più minuto assurdo dettaglio, perché l’istante è il totale di tutti gli ingredienti, ci ricorda Jung nella sua mirabile prefazione all’I King, nella traduzione di Richard Wilhelm.

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